Giugno 2016

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Campagna Romana News

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Sull’altra Roma vicino a Roma, nelle colline a sud est della Città

Giugno 2016

Sommario:

– Eventi:  dal 1* al  30 Giugno
– Racconti: La domenica mattina… trippa
– Incontri: Tre domande al Sindaco di Cave

EVENTI

Palestrina
Festival del Cinema Giovanile Indipendente (giugno)

Il Festival, organizzato dall’associazione culturale giovanile Spazi Concettuali, è dedicato ai nuovi autori italiani e stranieri e alle produzioni indipendenti e low budget. Prevede convegni, incontri con gli studenti delle scuole medie e dei licei, proiezioni di cortometraggi italiani e internazionali, lungometraggi e documentari, mostre, esposizioni e dibattiti. Viene allestito un Villaggio Cinema, situato all’interno di Parco Barberini a Palestrina, dove si tengono esposizioni di giovani artisti provenienti da tutta Italia, incontri letterari ed eventi dal vivo. A scegliere i vincitori dell’evento è una giuria tecnica composta da più di 10 membri tra attori, registi, produttori e giornalisti. www.spaziconcettuali.it
L’ Albatros Premio e Festival Nazionale per la letteratura di viaggio (giugno)

Il Festival, giunto alla 13 edizione nel 2010, propone due settimane di incontri, spettacoli, eventi dedicati al viaggio. Ideato e organizzato dall’Associazione culturale Lupus In Fabula, si svolge nel centro storico della città, con aperitivi e sessioni in cui sono i lettori a presentare i libri in concorso. La sezione principale del Premio è dedicata alle opere edite, alla quale si affiancano le sezioni opere inedite e fotografia. www.premioalbatros.org


Genazzano
–    dal 9 all’11  dalle h 20,00  Stands Gastronomico di Cucina Locale
–    Il 13 alle 21,00  Cover Renato Zero


Valmontone
–    2° Week End, Sagra degli Gnocchi a Coda de Soreca
–    dal 22 al 24, Sagra della Lumaca

RACCONTI

La domenica mattina… trippa!

La domenica mattina… trippa!
Era una domenica mattina di settembre, una di quelle luminose e limpide, frizzanti e fresche, quando dopo l’abbaglio del sole dell’estate tornava possibile aprire gli occhi alla luce ed ai colori e veniva la voglia di guardare lontano.

Luglio ed agosto se ne erano andati, con la loro frenesia, con la loro voglia di mare con la loro trasgressione, con i loro languori. Una domenica a Palestrina, nel mio paese a due passi da Roma, era quello che volevo.

Lei aveva gli occhi che brillavano ed un sorriso di quelli che a riceverlo era il regalo più generoso del mondo, ti faceva sentire re. Ti prometteva tutto e capivi che lei era capace di darti tutto quello che stava nei sogni per essere vivo felice e completo.

Era di Cave, un paese vicino al mio, ed era venuta da me per una domenica mattina insieme. Appena appena imbarazzata, ma con gli occhi luminosi vivi ed allegri, curiosa di conoscere come avremmo passato la domeni- ca mattina insieme.

La portai a mangiare la trippa all’osteria. Proprio così, la trippa romana .

Come fosse nata questa cosa non si sa, ma, la domenica mattina a Palestrina, nel mio paese, si usava fare colazione all’osteria, con la trippa alla romana .
In quelle osterie fresche, in penombra, con il loro odore antico fatto di fumo, di vino, di soffritti di cipolla e di“sfrizzoli” , ed un loro odore del giorno che veniva dai piatti del giorno, dal sugo di pomodoro per le fettuccine e dal rosmarino per gli arrosti.

La trippa veniva comprata il mercoledì al mattatoio, come facevano i popolani romani a Testaccio dal Medioevo, una tradizione che Roma metropoli ha perduto ma che da noi era rimasta intatta. Pulita e poi bollita per giorni. Affettata a striscioline, andava in pentola ad insaporirsi con la ventresca a dadini, con la cipolla, il sale ed un pizzico di pepe. Quando i suoi umori erano evaporati ed aveva assorbito quelli della pancetta, si univa il pomodoro, le foglie di menta romana e bollendo tutto si amalgamava insieme, piano piano per ore, fino a quando le striscioline di trippa ed il pomodoro formavano una zuppa, non troppo liquida, né troppo densa.

Nell’osteria svanivano tutti gli altri odori, aleggiava solo quello della trippa e della menta, delizioso, stimolante, penetrante, intrigante, metteva in vibrazione tutte le papille gustative. Il cervello all’improvviso dava un solo comando alle mani: prendere la “pagnottella” e cominciare a inzuppare.

Ecco la pagnottella! Somigliava, ma non era la rosetta romana tutta friabile e sottile; anch’essa era fatta per essere riempita, ma con la mortadella, col prosciutto, col salame. La nostra pagnottella, invece, era a guscio, croccante e tenera sul dorso, ma con il fondo appena spesso e duro.
C’eravamo tutti all’osteria, la domenica mattina, giovani, meno giovani, anziani e donne ed anche bambini, seduti ai tavoli apparecchiati con la carta, mai con i piatti e le posate di plastica, e non mancava il quartino di vino, di quello buono e la gazzosa per farlo frizzare un pò.
I bambini che non erano insieme ai grandi entravano e stendevano le manine con i soldi ,senza chiedere nulla e l’oste, con un sorriso prendeva una pagnottella e la riempiva di trippa, a 10 lire o solo sugo, a 5 lire.

Ecco perché esisteva la pagnottella, tratteneva trippa e sugo senza sfaldarsi, per il tempo necessario a finirla.

La rosetta romana non ce l’avrebbe fatta mai.

Tanti e tanti anni dopo, come allora era domenica mattina ed era settembre. Ma le osterie aperte di mattina non c’erano più. Erano diventate “ristoranti”. In alcuni la trippa era nel menù di cucina tradizionale “rivisitata”.

Lei era ancora con me. iI suoi occhi erano cambiati, da brillanti a dolcissimi. Il sorriso era quello di allora e ancora di più, era quello di chi aveva mantenuto tutte le promesse. Mi aveva fatto re. Mi aveva dato tutto quello che era stato nei miei sogni.

Gianni

INCONTRI

Tre domande al Sindaco di Cave

Signor Sindaco queste tre domande e le sue risposte saranno lette soltanto da un centinaio di visitatori giornalieri del sito web della nostra Country House , noi siamo sicuri che anche esse contribuiranno a far conoscere di più la nostra bella Cave.

Domanda
Siamo nei dintorni di Roma, quali sono gli effetti positivi e negativi di questo per noi a Cave, oggi e per il futuro?
Risposta
Con la viabilità di oggi che consente di raggiungere il Centro di Roma in 40 minuti, siamo davvero vicini a Roma. I riflessi su di noi di Cave della vicinanza di questa metropoli , con la sua storia e con i suoi 6-7 milioni di abitanti, sono evidentemente enormi, sia sotto l’aspetto economico che sotto l’aspetto socio-culturale. Parlare di essi ci porterebbe lontano e non potresti contenerlo nelle poche righe di risposta che mi hai chiesto, ti servirebbero le dimensioni di un saggio di socio- economia. Solo una piccola constatazione: ascolta il nostro dialetto, osserva le nostre feste, le nostre manifestazioni, le nostre sagre e la nostra cucina, considera il nostro carattere umano e l’ambiente che ci siamo dati e che vogliamo tutelare, raffronta tutto questo con quello che sai della storia di Roma e della civiltà e ti accorgerai che la romanità è rimasta da noi, Roma metropoli la sta lasciando a noi in eredità, a noi della provincia, per non perderla.

Domanda
Cave ha una sua antica tradizione di ospitalità, quale futuro vede per questa sua tradizione?
Risposta
Cave è un luogo di pace per storia e per tradizione e solo dove si ama la pace è possibile la nobile arte dell’ospitalità. L’evento storico più importante accaduto a Cave, nel palazzo Leoncelli, è la conclusione del Trattato di Pace tra lo Stato Pontificio e la Spagna, sottoscritto nel settembre dell’anno 1557 dal Duca d’Alba, vicerè di Napoli per conto della Spagna e dal Cardinale Carafa per lo Stato Pontificio. Che 500 anni fa  sia avvenuto qui da noi, piccolo centro rurale e non in altre  vicine città, più famose e più importanti, ha la sua motivazione. Già allora,  le persone, l’ambiente, la tradizione , i rapporti ed i poteri  di quel tempo,  la storia stessa  di Cave, davano, ispiravano e garantivano  pace. Se noi siamo così, il nostro futuro non può essere diverso da noi. Noi siamo votati all’accoglienza.

Domanda
Quali sono i “prodotti turistici” che Cave ed il suo territorio possono offrire agli ospiti?
Risposta
Solo cenni ad alcuni:  il nostro Palazzo Agostiniano del XIV secolo, oggi sede del Comune, con il suo suggestivo e unico panorama  a strapiombo sulle nostra valle del Rio e sui boschi pressoché incontaminati. O le chiese di S. Stefano, una risalente al 1100 e l’altra al 1200. Museo dedicato a Lorenzo Ferri,  scultore e sindonologo, nelle sue due Sezioni, una con la collezione delle sue opere e l’altra dedicata al Presepe Monumentale. Le nostre colline verdi, i nostri boschi. La fonte di S. Stefano con la sua acqua miracolosa e benefica sulle vie urinarie. Ma il prodotto turistico più prezioso che offriamo è la qualità della nostra ospitalità. Da noi, luogo di pace, tutti ricevono un sorriso , una stretta di mano. Ogni persona per noi è un ospite d’onore.

Angelo Lupi
Sindaco di Cave